Il Progetto

IX Edizione

PROGETTO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

“ALL INCLUSIVE

Intervento multi-settoriale a supporto dell’integrazione delle persone con disabilità nella regione di Dar es Salaam – Tanzania

A) Introduzione: Come nasce il progetto “All Inclusive”

Dopo la nascita nel 2009 del Centro di Riabilitazione Inuka in una provincia lontana, ci è stato chiesto da autorevoli membri del Governo e dal Vescovo locale di promuovere una iniziativa a Dar Es Salaam nella città più importante della Tanzania in cui vivono oltre 5 milioni di persone di cui oltre 300.000 sono disabili.

L’ esperienza di Inuka si era caratterizzata, fin da subito infatti, come esperienza pilota che poteva e doveva essere replicata in tutto il Paese perché coerente con la legge quadro sulla disabilità approvata dal Parlamento tanzaniano nel 2010.
Inuka è stato il primo centro di riabilitazione riconosciuto nel Paese e siamo stati noi stessi - a seguito della ricerca promossa dalla Università La Sapienza insieme a 2 Università tanzaniane - a stimolare le forze politiche locali per costituire un organismo rappresentativo delle realtà che operano nel Paese sulla disabilità coordinato dal Ministero della salute al fine di definire una strategia complessiva coerente con buone prassi da noi sperimentate.

Tra queste “buone prassi” c’è sicuramente la metodologia della Riabilitazione su Base Comunitaria che privilegia il rapporto con il villaggio, il territorio e soprattutto con le famiglie che diventano così competenti e protagoniste nel processo riabilitativo dei bambini con disabilità.

C’è inoltre l’attenzione alla sostenibilità per fare in modo che le iniziative socio-sanitarie siano collegate con attività produttrici di reddito per svincolare la loro crescita dall’incertezza delle donazioni esterne.

In coerenza con la nuova legge sulla cooperazione internazionale (la n.125 del 2014) noi vogliamo una relazione non con i Paesi del Terzo mondo ma con dei Paesi partner. La nostra ONG intende porsi come organismo in grado di stimolare i governi e le autorità locali ad assumere iniziative coerenti con le leggi nazionali e gli accordi internazionali.

Attraverso il progetto”All Inclusive” Comunità Solidali intende raggiungere questi obiettivi:
la presa in carico di almeno 3000 bambini ed adolescenti con disabilità di età inferiore

B)

ai 18 anni;
circa 10.000 beneficiari diretti - come i familiari dei pazienti presi in carico e le

comunità alle quali appartengono.

Il progetto “ALL INCLUSIVE” ha preso ufficialmente il via in Tanzania il 21 aprile 2017 in una cerimonia di apertura organizzata presso il Centro Sportivo Jakaya Kikwete Youth Park.

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C)

All’evento di inaugurazione, hanno partecipato come ospiti d’onore il Vice Commissario alla Disabilità del Dipartimento Previdenza Sociale del Governo Tanzaniano, Mrs Josephine Lyengi, e l’Ambasciatore Italiano in Tanzania, Roberto Mengoni, e personalità importanti dello scenario sociale ed economico locale coinvolti a vari livello con il mondo della disabilità.

PRINCIPALI RISULTATI DI PROGETTO - Febbraio – settembre 2017- selezione ed assunzione del personale

Nel mese di Luglio, la selezione staff è stata conclusa. Nella settimana tra il 3 e il 7 luglio sono stati selezionati definitivamente i seguenti profili: 2 fisioterapisti, 1 terapista occupazionale, 1 psicologo, 1 assistente sociale, 1 responsabile medico, 15 operatrici comunitarie. Con questi componenti sono state avviate le prime attività di pianificazione per

l’indagine sul territorio (contatto con le autorità, distribuzione materiale informativo, elaborazione schede valutative preliminari disabilità, elaborazione metodologia e contenuti del questionario etc).
Da settembre 2017 le 10 operatrici selezionate hanno iniziato quotidianamente le attività del centro KILA SIKU CBR.

D) COSTRUZIONE DEL CENTRO RBC

La commissione valutatrice della gara d’appalto dopo vari incontri e dopo aver convocato le 3 ditte che hanno presentato le offerte ha deliberato l’assegnazione della costruzione alla ditta SKYWARDS,

Il 26 Agosto è stato firmato l’accordo con la Ditta e nel mese di ottobre, terminata la pratica edilizia presso le

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autorità locali, inizierà la costruzione .

E) TRAININGPERLOSTAFFDIRBC

Per illustrare il tema della disabilità
è stata molto significativa
l’esperienza di simulazione di un
deficit fisico: è stato infatti chiesto ai
partecipanti di svolgere semplici
comandi con gli occhi bendati e ne
sono state poi raccolte le
impressioni e le sensazioni provate.
E’ stata poi illustrato il significato
della Riabilitazione su Base
Comunitaria (CBR) sottolineando
l’importanza che lo staff, i bambini e giovani con disabilità, le loro famiglie, le autorità e l’intera comunità svolgono nel processo di riabilitazione del bambino disabile.

E’ necessario valorizzare la rete di relazioni per poter accompagnare gli utenti ad usufruire di tutti i servizi che spettano loro (accesso ai servizi sanitari, educazione scolastica, applicazione dei diritti esplicitati nel Disability Act 2010, empowerment economico e sociale delle famiglie con disabili a carico, accesso alle infrastrutture ecc.).

Si è lavorato infine sul ruolo delle Community

Rehabilitation Workers come fondamentale anello di congiunzione tra comunità e Centro di riabilitazione. Le operatrici comunitarie stesse hanno aiutato poi ad elencare e descrivere quelle che dovrebbero essere le caratteristiche per

ricoprire questo ruolo le responsabilità, compiti e limiti.
Sono state efficaci 3 simulazioni che hanno visto le operatrici impegnate in un processo di apprendimento attivo:

  •   il primo incontro con una madre di un bambino con disabilità,

  •   l’incontro con la comunità sul tema della disabilità

Dal 10/14 luglio è stata svolta una formazione preliminare sul tema della disabilità.
Le modalità di esecuzione del training

hanno compreso sessioni in plenaria, lavori in piccoli gruppi, simulazioni e attività di giochi di ruolo.

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la simulazione di una riunione con il capo di un quartiere per un’indagine sulla presenza di bambini con disabilità nell’area di sua competenza.

In ogni situazione veniva chiesto di spiegare ad una persona non ancora a conoscenza del Centro, le attività e le finalità del servizio. In seguito alla condivisione in plenaria del lavoro svolto dai gruppi, i formatori sono intervenuti con considerazioni conclusive in merito.

F)ATTIVITA’ DI SENSIBILIZZAZIONE RIVOLTA AI FAMILIARI DEL CENTRO RBC

A partire dalla terza settimana di luglio, sono state effettuate le prime attività “informali” di sensibilizzazione ai familiari di bambini disabili.

Lo staff assunto è stato coinvolto ad effettuare le prime valutazioni di alcuni bambini con disabilità presenti nel quartiere di Kawe. A seguito della richiesta pervenuta da alcuni esponenti degli uffici sociali locali, lo staff si è recato

a visitare 15 bambini nelle loro case. Lo staff ha rivolto l’attenzione anche ai familiari, spiegando gli obiettivi del programma e l’importanza di coinvolgerli come beneficiari, nella successiva attività d’indagine sul territorio.

G) INDAGINE LOCALE A DAR ES SALAAM PER A RILEVAZIONE SULLA DISABILITA’

Nelle quattro aree del quartiere di KAWE, dove si è svolta l’indagine, sono state programmate 2 giornate di sensibilizzazione (il 7 e il 9 agosto 2017) denominate SCREENING DAYS. Queste giornate hanno avuto lo scopo di raggiungere, direttamente nei principali luoghi pubblici di ritrovo delle comunità, le possibili madri o famiglie che hanno a carico una persona disabile.

Piuttosto che agire solamente raggiungendo i
beneficiari disabili all’interno delle case, tramite queste giornate all’aperto si è potuto invece promuovere il programma del centro e del progetto valorizzando un elemento fondamentale per

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la cultura tanzaniana: la condivisione. Affrontare pubblicamente la sfida e lo stigma della disabilità è il valore aggiunto dell’approccio della riabilitazione su base comunitaria, raccogliendo anche dati in accordo con le autorità locali del Municipio di Dar Es Salaam..

H) TRE ELEMENTI DI SUCCESSO

Il primo elemento senz’altro la risposta delle famiglie dei bambini disabili.
Sono state oltre 110 le mamme che, vincendo la vergogna e lo stigma sociale, hanno portato fuori casa (nella stragrande maggioranza dei casi per la prima volta!) il proprio figlio o la propria figlia disabile per incontrare i nostri operatori: medici, fisioterapisti e operatrici di base.
Si tratta ora di evitare l’illusione e le false speranze in guarigioni impossibili e avviare processi di recupero e di riabilitazione delle abilità residue che possano ri-dare speranza e dignità a questi bambini.

Un secondo elemento è stata la positiva e costante rete di collaborazione instaurata con il Ministero della Sanità e degli Affari sociali. La visita del Coordinatore nazionale del dipartimento Disabilità e Riabilitazione presso la nostra sede di Kawe è stato molto significativa perché, oltre a condividere gli obiettivi del progetto, il Coordinatore ha voluto evidenziare che la sostenibilità del Centro di riabilitazione sarà garantita:

Dalle opportunità che sono offerte dal Ministero della salute impegnato ad assumere figure professionali in grado di rispondere ai bisogni crescenti della popolazione disabile in attuazione della legge quadro sulla disabilità;

La collaborazione con la Congregazione delle Ivrea Sister’s che garantiranno la loro presenza anche alla fine dei 3 anni del progetto.

Terzo elemento.

Nei contatti con i professionisti del territorio è stato casualmente incontrato un terapista occupazionale che opera da oltre dieci anni con la metodologia della riabilitazione su base comunitaria.
Egli si è proposto di aiutare, su base volontaria, lo staff del centro KILA SIKU CBR, mettendo a disposizione le sue competenze e la sua lunga esperienza.

Questa presenza ha assunto il significato di modello per tutta l’équipe del Centro: per la disponibilità personale che va oltre il semplice compenso economico, per l’etica del farsi carico globale della persona disabile e della sua famiglia.

I) UNA PALESTRA DI RIABILITAZIONE IN MEMORIA DI GIANCARLO

Giancarlo Fratocchi - classe 1963 - dopo aver conseguito la Laurea in Terapia dell’Età Evolutiva, svolge servizio civile come obiettore di coscienza per 18 mesi a Capodarco in una Comunità per disabili.

Completa la sua preparazione professionale conseguendo una laurea in Fisioterapia, e una Laurea Magistrale nelle Professioni Sanitarie Area Riabilitativa.

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Affermato professionista in vari centri di riabilitazione a Roma svolge anche una intensa attività didattica come professore in Convenzione presso l’Università Sapienza, Facoltà Medicina, Laurea in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.
Amato dai suoi pazienti e dagli studenti per l’impegno e la serietà professionale dedica tempo e attenzione al problema dei meno tutelati prima nei Paesi dell’Est Europa e poi dell’Africa. L’incontro con
Comunità solidali nel mondo diventa occasione concreta per coniugare impegno professionale e istanza etica: attraverso Giancarlo molti giovani studenti conoscono il progetto del centro di riabilitazione Inuka in Tanzania e molti amici decidono di sostenere economicamente il progetto Inuka che si è fatto carico di oltre 1400 bambini disabili

La malattia lo coglie nel pieno della sua attività e in tre mesi lo toglie all’affetto di Martina e dei 3 figli.
Il progetto “
una palestra di riabilitazione in nome di Giancarlo” è anche un modo per rendere meno assurda la sua mancanza e il modo più significativo per tenerlo vivo tra noi.